Ponte Morandi: La posizione di Legambiente. Daniele Gucciardo al microfono di Camillo Bosio

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Ponte Morandi: La posizione di Legambiente. Daniele Gucciardo al microfono di Camillo Bosio
Il “Morandi” di Agrigento: il viadotto che divide e non unisce
Progettato 1970 e inaugurato nel 1976 non ha avuto vita facile: da sempre “utilizzato” per giustificare gli abusi edilizi all’interno della Valle dei Templi, etichettato come “abuso di stato”. In realtà non è un’opera abusiva, è figlia del suo tempo e della necessità di collegare – unire – il quartiere nuovo di Villaseta con il centro di Agrigento dopo la frana del 1966. Oggi avremmo, forse, adottato soluzioni diverse sia per dare alloggio agli sfollati che per realizzare nuove infrastrutture per la mobilità.
Il viadotto Morandi non sembra essere in pericolo di crollo: non ci sono studi o indagini che sostengano il contrario. Il viadotto Morandi necessita di importanti lavori di manutenzione straordinaria e di ammodernamento.
La vita utile di una infrastruttura di questo tipo è di almeno 50-60 anni, per cui oggi parlare di demolizione è prematuro. Si demolisce ciò che non può più essere utilizzato e il viadotto Morandi è più che mai necessario alla vita della città e dei centri urbani limitrofi ed è – può sembrare paradossale e provocatorio, ma non lo è – di vitale importanza per la Valle dei Templi perché senza di esso non si può portare a termine la chiusura al traffico della “passeggiata archeologica”: la viabilità carrabile attorno alla Valle dei Templi pedonalizzata non può prescindere dal viadotto Morandi.
Il “paesaggio” è il risultato dell’insieme degli aspetti fisici, biologici e antropici di un territorio. Il paesaggio della Valle dei Templi ne è un magnifico esempio. Con i primi vincoli di tutela si è riconosciuto a questo luogo un enorme interesse archeologico che nel corso del tempo si è sempre più associato ad una rilevante valenza paesaggistica, frutto delle trasformazioni operate dall’uomo con l’edificazione della città greca ed ellenistico-romana e le successive trasformazioni operate dagli arabi, ad esempio, con il riutilizzo delle opere di ingegneria idraulica per realizzare il giardino di agrumi dove prima c’era una grande piscina. Le trasformazioni sono avvenute anche con interventi più recenti con la realizzazione della linea ferrata e i suoi magnifici ponti in ferro e pietra di c.da S.Anna e nei pressi di poggio Meta. Trasformazioni che hanno arricchito il paesaggio e che sono utilizzate per fruire in modo sostenibile e consapevole la Valle dei Templi. La comunità locale e quella internazionale riconoscono valore a queste opere e ad esse sono affezionate. Anche le case abusive in zona di inedificabilità assoluta sono delle trasformazioni del territorio alle quali, però, assegnamo un valore negativo, un disvalore. Sul Viadotto Morandi la comunità sembra divisa (destino beffardo per una infrastruttura che invece nasce per “unire”): ci sono quelli che ne riconoscono una dignità paesaggistica pari a quelle dei ponti ferroviari testé citati e quelli che dicono che è una “ferita” inferta al corpo del Valle dei Templi e ne hanno sempre auspicato la demolizione agognando il ritorno ad una Valle dei Templi “incontaminata”. Fino a qualche anno fa questo era un sogno proibito. Oggi, a seguito dei tragici fatti di Genova e della diffusione di immagini molto suggestive sul presunto ammaloramento dei piloni (in realtà si tratta dei gusci che sono serviti per dare forma al calcestruzzo durante il getto e rimasti lì a proteggerlo dall’aggressione degli agenti esterni) questo sogno proibito sembra volersi realizzare negando le difficoltà insite in un’operazione che avrebbe impatti sul territorio pari a quelli affrontati per la sua costruzione. Ma siamo così sicuri che il “Morandi” rappresenti un disvalore – al pari delle case abusive – per il paesaggio della Valle dei Templi? Se ben ricordiamo l’UNESCO ha dichiarato la Valle dei Templi patrimonio dell’Umanità nel 1997, ponendo l’attenzione sul fenomeno dell’abusivismo edilizio presente al suo interno senza censurare o criticare la presenza del viadotto Morandi.
Noi pensiamo che il paesaggio debba continuare ad essere consapevolmente modificato dall’uomo, ed in questo senso anche il delicato equilibrio raggiunto con la “costruzione” nel corso dei secoli del “paesaggio della Valle dei Templi” può e deve continuare ad essere modificato e migliorato allo scopo di trasmettere ai posteri bellezza e armonia mantenendo in esercizio il viadotto Morandi e pianificandone la demolizione e/o sostituzione alla fine naturale della sua vita utile.
Daniele Gucciardo
Vice presidente Circolo Rabat Legambiente Ag

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