“In nome della madre” di Erri De Luca. Ce ne parla Monica Brancato


Erri De Luca esordisce nel mare magnum dell’editoria Italiana a 40 anni dopo aver fatto diversi lavori, noto per la sua militanza nelle frange di estrema sinistra in gioventù e per il suo impegno umanitario nelle zone di guerra. Un paroliere semplice ma acuto, che regala delicatezza e dolcezza nei suoi piccoli capolavori narrativi, il romanzo d’esordio è “non ora, non qui” diversi romanzi sono diventati dei best seller come il più recente “i pesci non chiudono gli occhi”.
In nome della madre non è probabilmente tra i suoi libri più conosciuti, ma racconta una storia d’amore speciale di una giovane donna che sta per diventare madre e moglie, di un compagno innamorato che accetta di crescere come suo un figlio non suo, e di un bambino che nascerà tra mille peripezie.
Cosa ha di speciale questa storia? I protagonisti si chiamano: Miriam, Iosef e Ieshù.
Perché leggerlo? Perché De Luca ci regala in poco meno di 80 pagine la grazia di Miriam, la devozione di Iosef e li rende più uomini e meno divini, li avvicina a noi e ci regala un punto di vista unico su una storia che per noi è arcinota.



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