“A proposito di Feltri…non è un caso isolato, il suo pensiero non è prevalente ma è certamente diffuso al nord” Giovanni Amico, Dirigente, già Assessore al Bilancio del Comune di Agrigento



La sera del 5 giugno 1861, in punto di morte, il primo, dei Primi Ministri del Regno d’Italia (17/03/1861 – 06/06/1861), rivolgendosi al Re Vittorio Emanuele II, ebbe a dire: “L’Italie du Nord est faite, il n’y a plus ni Lumbards, ni Piemontais, ni Toscans, ni Romagnols, nous sommes tous italiens, mais il y a ancore les Napolitains”.
Queste furono, le parole di Camillo Benso Conte di Cavour, che riferendosi al Regno delle due Sicilie proseguiva “Bisogna moralizzare il paese, educare l’infanzia e la gioventù, crear sale d’asilo, collegi militari, ma non si pensi di cambiare i napoletani con l’ingiuriarli. …Niente stato d’assedio, nessun mezzo da governo assoluto. …Io li governerò con la libertà. In venti anni saranno le province più ricche d’Italia. No, niente stato d’assedio”.
Risultava chiaro già allora, a chi governava il neonato Paese, chiamato Italia, che vi era un profondo squilibrio economico, sociale e culturale che divideva in due il territorio nazionale. Dopo 160 anni siamo ancora lì vicino. Ed è per questo che quando si parla di NORD e SUD non si riesce a pensare da italiani, neppure in giorni di grande crisi e di esasperante apprensione generata dalla più grave epidemia che abbia colpito il Paese da quando è “Italia”; neanche davanti a migliaia e migliaia di morti.
Ed è così che i sentimenti del primo becero leghismo, che il Salvinismo ha provato a celare per farlo apparire solo un innocuo retaggio, riaffiorano con forza e trovano spazio in primarie reti televisive nazionali. Possiamo senz’altro classificare la dichiarazione di Feltri tra quelle più offensive ed odiose per il luogo, il modo ed il tempo della loro espressione. Ma non credo che nessuno possa dirsi sorpreso da ciò che ha detto. Il pensiero di Feltri è un pensiero diffuso al Nord, non prevalente, ma certamente diffuso. Ne è prova provata il consenso ed il radicamento della Lega in Piemonte, Lombardia e Veneto. Tutti quelli che per studio, per lavoro, per ricorrere a cure mediche o anche per turismo e svago sono stati in queste regioni del Nord sufficientemente a lungo, hanno dovuto fare i conti con questo convincimento strisciante o più semplicemente ne hanno percepito l’esistenza. E’ capitato a me e, intimamente, tutti i nati a SUD ne sono amaramente consapevoli.

Queste dichiarazioni, però, questa volta, sono risultate particolarmente odiose, forse perché hanno il vestito dell’autorevolezza e della credibilità. Sì, perché questa volta a pronunciarle, coram populo, è un soggetto dotato di grande visibilità come Vittorio Feltri, costantemente presente nei primari talk show televisivi e radiofonici di politica nazionale. Soggetto che pertanto gode di un primario palcoscenico mediatico e che, da oltre vent’anni, ha il rango del direttore di testata giornalistica di rilievo nazionale. Quindi è giornalista che possiede autorevolezza e credibilità a livello nazionale. Non è un picciotto dei banchetti leghisti che attacca adesivi davanti le università del Nord con la scritta “Via i meridionali dal Nord” o “Prima il Nord”.

Questa volta, le parole “…non credo ai complessi d’inferiorità. Io credo che i meridionali siano inferiori” sono un bruttissimo segnale per il Paese e rappresentano l’affermarsi di una novità pericolosissima per l’unità nazionale. Da qualche giorno sappiamo che un pensiero, che sapevamo essere diffuso, ma che fin qui rimaneva celato, alimentato sottotraccia e sconosciuto ai palcoscenici nazionali, ha superato questo limite e non ha più il rossore del “politicamente scorretto”. Oggi sappiamo che “l’inferiorità del meridionale” può essere serenamente esternata e generalizzata senza il ricorso a declinazioni e specifiche per renderle più potabili; su Rete 4, in prima serata, durante un talk show, suscitando anche il compiaciuto sorriso dello squallido conduttore, tra qualche smorfia di codarda condivisione di chi tra i presenti in studio, lo pensa, ma non lo dice.

Oggi nello scenario del dibattito Nord/Sud e con il supporto di non irrilevanti elementi di autorevolezza e credibilità, debutta una novità: il principio dell’inferiorità del “meridionale”. Non è più il livello di industrializzazione o il tasso di occupazione o il PIL o il sistema economico del SUD inferiore a quello del Nord. Siamo passati direttamente al giudizio universale e generale sul valore delle persone. Il Meridionale è inferiore al Settentrionale. Una sorta di nuovo principio ideologico gravido di razzismo e campanilismo.
Il livello di assoluto primo piano del canale di diffusione e comunicazione di questo enunciato evidentemente fasullo, oltre che odioso, certifica, però per il SUD, la circostanza che il male di cui soffre da sempre e cioè il ritardo economico, l’isolamento e la marginalità nelle politiche dei governi nazionali, non soltanto non retrocede, ma si trova ad uno stadio più avanzato; è arrivato all’ultimo stadio attaccando gli organi vitali cioè gli uomini e le donne meridionali.

Questo fatto, ci rassegna, cioè, l’esistenza di un ulteriore grave problema culturale e politico per il Paese e per il SUD, che è ancor più grave dello stesso ritardo di sviluppo economico e sociale di questa parte d’Italia: l’impune avvio di una nuova propaganda antimeridionale mediante la diffusione di una falsità dalla portata quasi antropologica cui provare a dare sostanza e da ripetere tante di quelle volte, per bocca di varie persone autorevoli e da diversi credibili palcoscenici mediatici, da farla percepire come una verità.

Non è catastrofismo ma chi conosce la Storia del XX secolo non può non riconoscere in questi primi vent’anni del XXI secolo il ripetersi di tante, forse troppe, analogie con quegli anni e non bisogna sottovalutare i segnali quando questi sono forti e chiari.
Il problema è, infatti, più grave di quanto si possa pensare e, sottovalutare la portata delle parole di Feltri derubricandole ad una esagerazione linguistica dettata dal tasso alcolemico o dalla istrionesca modalità di conduzione di quella inguardabile trasmissione televisiva, sarebbe un gravissimo errore di sottovalutazione.
Se quelle stesse parole, fossero uscite dalla bocca del direttore della testata giornalistica “Il foglio della Brianza” e se fossero state pronunciate durante una trasmissione del conduttore Pinco Pallino sulle reti di Tele Padania, sarebbero risultate come il frutto di un becero quanto autoreferenziale campanilismo e avremmo potuto riderci su e, come spesso accade, farla passare quasi inosservata, magari replicandola sui social con qualche nota vocale di scherno o di compassione verso l’ignorante becero nordista. Ma purtroppo non è così.

Quelle parole le ha pronunciate uno dei più autorevoli giornalisti d’Italia, già Direttore della testata “Il Giornale” ed oggi direttore della testata “Libero”; giornalista sempre presente in trasmissioni televisive e radiofoniche a diffusione nazionale. Quelle parole sono state pronunciate davanti le telecamere di Rete 4 durante una trasmissione che seppur – a mio avviso – istrionesca, volgare ed inguardabile è però molto seguita condotta dall’atro autorevole giornalista scrittore Marco Giordano. Quelle parole risuoneranno sui social per sempre e rischiano, da qui a breve, di apparire vere ogni volta che qualcuno le riprenderà per interessi antimeridionali.

Attenzione perché c’è dell’altro. Quella di Feltri, infatti, non è una voce isolata. Se riavvolgiamo il nastro del breve periodo, ritornano alla mente le parole dell’ex Ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti (Lega Nord) che alla richiesta di trasferire più fondi alle scuole del Sud per colmare l’evidente divario strutturale con quelle del Nord risponde tranquillamente “No, bastano più impegno e lavoro da parte di dirigenti scolastici, studenti e insegnanti”. Facendo finta di non sapere che, invece, il gap più rilevante tra le reti scolastiche delle due aree del Paese stia proprio nelle deficienze delle infrastrutture materiali ed immateriali delle scuole del SUD.La propaganda antimeridionale, dunque, è stata avviata, è in pieno corso ed è forte e chiara. Non prendiamola sottogamba.

Non ridiamoci su come se fosse stato il pazzo del paese al Bar o un ubriaco di passaggio ai giardinetti a pronunciare quelle parole. Dobbiamo essere consapevoli, che se non si porrà rimedio adesso e con estrema decisione e forza a questo infamante tam tam, fra un anno avremo altre cento dichiarazioni come quelle di Feltri, di Bussetti e di Daverio e a quel punto avremo smesso di resistere. E finiremo anche noi per credere che il meridionale al di là delle eccezioni dove ognuno di noi proverà a collocarsi, è antropologicamente inferiore al settentrionale.
Sarebbe stato bello e gratificante sapere di dure reazioni e prese di posizione da parte dei leader nazionali dei partiti politici, sia del centro sinistra che del centro destra, ma niente, non se n’è accorto nessuno.
Spero a questo punto di vedere le reazioni dei governatori delle Regioni del SUD, dei sindaci delle città del SUD. Spero di leggere da qualche parte articoli di autorevoli giornalisti condannare le tesi di Feltri.

Spero si levi una generale indignazione, da parte di importanti uomini e donne dello spettacolo, da parte di imprenditori illuminati e di tutti quelli che per ciò che rappresentano abbiano autorevolezza e credibilità e non si sentano inferiori a nessuno, ma orgogliosamente meridionali.

Nel tempo in cui la politica ha perso la sua autorevolezza occorre che ognuno di noi cominci a lottare in ogni vicolo, strada, piazza per rispedire al mittente il tentativo di affermare la falsa rappresentazione dell’inferiorità del meridionale; non possiamo aspettare o pretendere che questo compito venga assolto esclusivamente della politica, credo che sia compito di ognuno di noi ergersi a sentinella della dignità del popolo a cui appartiene al di là degli schieramenti politici.